bigben design blog by susanna legrenzi

Archive for September, 2010

Angela de la Cruz

Passport. Angela de la Cruz, Dexter Dalwood, Angela de la Cruz, Susan Philipsz + The Otolith Group, Turner Prize, Tate Britain, dallo 05.10.

100 words. Conto alla rovescia per la mostra, più di due mesi per il vincitore. Potrebbe spuntarla Susan Philipsz ma – dopo qualche stagione senza troppo clamore mediatico – forse (ci) si aspetta non solo un “progetto” ma un “personaggio”. Per esempio, Angela de La Cruz, 1965, in scuderia con la Lisson Gallery, perfettamente calata nella parte con i suoi cappotti con collo di pelliccia e sorriso oversize, un po’ alla Leonid Il’ič Brežnev. Assolutamente da approfondire.

30.09.2010

Laurenz Berges

Passport. Der Rote Bulli Stephen Shore and the New Düsseldorf Photography, NRW-Forum Düsseldorf, fino al 16.01.2011.

100 words. Finalmente una mostra a tesi che non si nasconde dietro al grande cappello di un titolo per titolisti (di giornali etc). L’incipit? New York, 1973: Stephen Shore ha 26 anni, incontra Hilla Becher, che giusto l’anno precedente ha esposto con il marito Bernd c/o Ileana Sonnabend. Due anni più tardi vedremo (vedranno, chi ne ha avuto l’occasione e l’età… ) New Topographics. Shore guarda a Est, i Bacher a Ovest, l’influenza  sulla (nuova) scuola di Dussledorf è ancora materia di analisi… Tra gli autori a raccolta, Laurenz Berges. Da vedere.

30.09.2010

John derian

Passport. John Derian.

100 words. Adocchiato sotto casa a Parigi c/o Astier de Villatte, immaginifico laboratorio/emporio della porcellana (da guardare), lo ritroviamo chez Now! Design à Vivre!. Ci eravamo ripromessi di non citarlo mai: l’intera squadra pecca di simpatia. Rimettendo in ordine le carte, questo flaneur newyorchese alle fine convince e ci fa cambiare idea. Eccolo, dunque. Ricercatissimo nel (di)segno di riporto, belli i piatti (in tutte le misure, nella lavorazione), bllo il retro di velluttino, meno le basi per lampade o le alzate (molto, troppo iuessei). Pur essendo costosetti, c’è da scommetterci che presto li vedremo un po’ dappertutto. Per ora si possono prenotare online o acquistare al 10 di East 2nd Street, Manhattan, of course.

30.09.2010

tina barney

Passport. Ritratti del potere – Volti e meccanismi dell’autorità – CCCS - Fondazione Palazzo Strozzi, dallo 01.10.2010 al 23.01.2011.

100 words. Se non è storiografia, ma lo è quasi. Tre curatori d’eccezione, diciotto fotografi (+ o -) in cerca del peso specifico del potere filtrato da un obiettivo con linguaggi e soggetti che, naturalmente, non sono mai gli stessi. Dalle anticipazioni sappiamo che ci sono il duo Clegg & Guttmann che ingessa nella profondità di un bellissimo nero tre super manager della Deutsche Bank; Hiroshi Sugimoto che nella serie Portraits fotografa i grandi in versione cera (sculture di). E Rineke Dijkstra che scannarizza un soldato della Legione Straniera Francese. Oltre a questi e altri autori c’è pure Tina Barney che ho visto per la prima volta in mostra ad Arles, nel 2003, nella serie  “Rehearsal Shots: Photographs by Tina Barney of The Wooster Group”. Di lei mi aveva colpito quel dna così sfacciatamente americano: tra la borghesia (nobilità?) europea e il suo obiettivo c’era di mezzo, stagnante, un oceano. C’erano i volti, c’erano i cliché. C’erano interni che non potevano essere altrimenti. C’era la Francia come un americano immagina i francesi, un’Italia (da italiani); un’Austria (da austriaci)… C’eravamo, insomma, noi, appesantiti da tutti i nostri luoghi comuni. Tornata a Milano, ho insistito all’inverosimile per avere un ok dal giornale e intervistare questa stoardinaria antropologa dei nostri vizi. Non so se Tina Barney mi piaccia davvero fino in fondo. So che non mi piace il modo in cui ci osserva. E’ questo è decisamente intrigante.

Ps. Tra le tante cose che mi ha raccontato durante l’intervista c’era anche un dettaglio sull’esordio di carriera. Se non ricordo male, mi disse che aveva iniziato a fotografare durante i matrimoni di amici e parenti… a Long Island, o giù di lì, of course…

28.09.2010

Senza scomodare per una volta il coniugi Eames e il loro Elefante di fiducia in riedizione per Vitra, dopo Parigi e Londra, ecco un aggiornamento veloce su ciò che il mercato mette a disposizione di adulti (mai cresciuti). Predilezione personale: il calendario gregoriano di Patrick Frey for Details. Tiri il filo, il tempo passa…

1. Bau for Normann Copenhagen.

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27.09.2010

Passport. Industrios Design by Odoardo Fioravanti, Triennale CreativeSet, Milano, fino al 24.10.2010.

100 words. Riflessione a ruota libera (e voce alta). La storia inizia qualche tempo fa. Più o meno da The New Italian Design – Il paesaggio mobile del nuovo design italiano, la mostra curata da Andrea Branzi con Silvana Annichiarico in Triennale. Era il 2007: c’erano Matteo Ragni + Giulio Iacchetti con il Compasso d’Oro Moscardino per Pandora Design. C’era Odoardo Fioravanti con il Battipanni per Design alla Coop. MORE..

27.09.2010

ezra stoller

Passport. Ezra Stoller, Yossi Milo Gallery, dallo 06.12.2010.

100 words. Mi è sempre piaciuto Stoller. C’è tutto (o quasi) Mies. Ci sono Breuer e Saarinen: il Moderno, l’America dalla fine degli anni Cinquanta + bricciole di mondo. C’è un bianco nero netto ma morbido seguito dal passaggio lento al colore. C’è l’architettura che diventa soggetto, la Storia, la memoria, lo sguardo (l’eleganza di…). E pare basti così.

22.09.2010

Wouter Groendijk

Passport. Set by Wouter Groendijk from 3D department of the Arnhem Academy c/o Frozen Fountain.

21.09.2010

pippo lionni

Passport. Words of Life by Pippo Lionni.

100 words. Conosciuto, fotografato, intervistato un’era giurassica fa (cioé ai tempi di Io donna), in quel di Parigi dove divide lo studio con Arik Levy. Grande ricerca sul segno, mostre, installazioni, libri: una casa manifesto, quartiere Bastiglia. L’eredità di famiglia (il nonno è Leo Lionni) + qualche divertissement come i badget in vendita sul sito. Preferito: Why Not.

21.09.2010

Passport. Thomas Heatherwick, London Design Medal 2010. Bio et etc. Heatherwick studio.

Thomas Heatherwick

1. Extrusions. Affascinante inversione di senso. Design come fine-art (prezzi, collezionismo, distribuzione), processo iperindustriale ad alta tecnologia indotta, settore aerospazionale. Homo faber…

Magis spun

2. Spun. E’ la seduta rotante in politelene disegnata per l’italiana Magis. Se si dovesse indicare un altro progetto che corre nella stessa direzione sarebbe Age Of The World by Mathieu Lehanneur. In questo caso è ceramica.

Thomas Heatherwick

3. Rolling Bridge, Londra. Scultura ottagonale aderente alla funzione, grazie a un sistema di pompe idrauliche che governa il movimento della “colonna” vertebrale”.  Come un vecchio adagio: si piega ma non si spezza.

4. Paper House, Londra. Semplicemente un chiosco, elegantissimo.

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21.09.2010