BRAND | The best (of the Milan Design Week)
1) Established & Sons. E&S celebra E&S. Impresa (im)possibile: convertire Martino Gamper alla produzione in serie. Il risultato è una sedia in faggio: Sessel (in curioso dialogo con Transformation Table by Front). Straordinaria, la collaborazione con Venini & Bouroullec. La coda lunga di Stella McCarty ha fatto il resto.
2) Moroso. In show-room affida l’allestimento/installazione a due giovani artisti: Francesco Simeti e Andrea Sala. L’insieme è meno spettacolare ma il segno – natura Vs artificio – è ugualmente poetico. Tra le novità che segnano il passo, Paper Planes by Doshi Levien (+ Swarovski). Fonte primaria: un foglio di carta millimetrata + controllato uso del cristallo + segno grafico contemporaneo. Leggera ma strutturata: bellissimo progetto.
3) Marsotto. Materiale VS processo VS prodotto. Esperimento riuscito. Ponte by James Irvine + Sultan Chair by Konstantin Grcic.
4) Flos. Lo scorso era Miniteca, quest’anno è Untitled, specchio a doppia funzione. L’autore: l’art/designer israeliano Ron Gilad.
5) Molteni & C. Semaforo verde per Double by Arik Levy. Misuratissimo.
6) Thonet. Europa chiama Giappone. E ariecco Naoto Fukasawa con la serie 130. Rigore “tedesco” + rigore Japan + una concessione al colore. I mercati chiedono, l’industria si ingegna.
7) Magis. In iperproduzione con più di un progetto interessante. Ma soprattutto l’ardore di chiamare Thomas Heatherwick con Spun.
23.04.2010



